Test intolleranze alimentari: perché Recaller è diverso e più affidabile

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Gonfiore addominale frequente, mal di testa ricorrenti, stanchezza persistente, difficoltà a perdere peso nonostante una dieta controllata, profonda stanchezza o scarsa resistenza alla fatica, allergie respiratorie o dermatologiche.

Molte persone convivono con questi disturbi e prima o poi decidono di sottoporsi a un test per le intolleranze alimentari ma ricevono liste interminabili di alimenti “da evitare”, seguono diete restrittive senza ottenere miglioramenti reali o eliminano degli alimenti senza una chiara motivazione scientifica e medica.

In realtà le uniche intolleranze alimentari riconosciute a livello medico sono due:

  • Celiachia,  cioè l’intolleranza permanente al glutine
  • Intolleranza al lattosio, dovuta a un deficit dell’enzima lattasi che impone di evitare latte e latticini

Tutto il resto, ovvero la stragrande maggioranza dei test che vengono venduti come “test per intolleranze”, non ha validazione scientifica riconosciuta.

Ma questo non significa che i sintomi non siano reali o che il cibo non c’entri: significa che il problema viene chiamato con il nome sbagliato e misurato con metodi inadeguati.

In questo articolo ti spieghiamo come e perché il cibo può effettivamente creare dei disturbi, come è possibile identificare gli alimenti responsabili e come stare meglio mettendo ordine nella tua dieta senza eliminare nulla o stravolgere la tua alimentazione.

Il vero problema: l’infiammazione da cibo

Ciò che molte persone chiamano erroneamente “intolleranza” è in realtà un fenomeno diverso: l’infiammazione alimentare.

Si tratta di una risposta immunitaria di basso grado, cioè non drammatica e violenta come l’allergia ad alcuni cibi (frequenti quelle ai crostacei o frutta secca), ma una lenta infiammazione che si sviluppa e prosegue nel tempo senza episodi acuti e che alimenta dei disturbi cronici.

Moltissime ricerche scientifiche indicano nell’infiammazione cronica di basso grado un fattore chiave nello sviluppo di molte malattie tipiche delle società industrializzate, tra cui patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, morbo di Alzheimer e diversi tipi di cancro.

Recenti studi hanno mostrato come la dieta possa giocare un ruolo fondamentale nel regolare i processi infiammatori nel nostro organismo e hanno identificato almeno tre forme distinte di infiammazione legate all’alimentazione:

  1. Infiammazione dovuta a uno squilibrio dei nutrienti nei pasti

  2. Infiammazione causata da un’assunzione eccessiva di zuccheri

  3. Infiammazione legata al consumo ripetuto o eccessivo di specifici alimenti o gruppi alimentari

Vediamo le conseguenze di questi veri e propri errori alimentari.

1. Infiammazione da squilibrio nutrizionale

Quando i pasti sono sbilanciati – troppi carboidrati raffinati e poche proteine, eccesso di grassi saturi, carenza di fibre – il corpo entra in uno stato di stress metabolico.

Pasti ricchi di carboidrati ad alto indice glicemico (pane bianco, pasta non integrale, dolci) provocano picchi di glicemia seguiti da rapidi cali, provocando il rilascio di cortisolo e citochine infiammatorie.

La carenza fibre nell’alimentazione rallenta il transito intestinale e altera il microbiota, favorendo la produzione di metaboliti pro-infiammatori.

Anche i tipi di grassi che consumiamo hanno conseguenze: i grassi trans e gli acidi grassi omega-6, presenti in abbondanza negli alimenti industriali confezionati, alimentano l’infiammazione cellulare.

Riassumendo in due righe: un pasto squilibrato attiva infiammazione acuta che, se ripetuta quotidianamente, diventa cronica, ed è per questo che bisogna variare di frequente gli alimenti evitando il consumo abituale di alimenti confezionati già pronti.

2. Infiammazione da eccesso di zuccheri (glicazione)

Gli zuccheri in eccesso non vengono solo utilizzati per produrre energia o immagazzinati come grasso.

Una parte reagisce spontaneamente con proteine, lipidi e DNA in un processo chiamato glicazione, che produce composti che si accumulano nei tessuti accelerando l’invecchiamento cellulare, danneggiando i vasi sanguigni e favorendo resistenza insulinica.

Uno dei marcatori chiave della glicazione è il metilgliossale, un composto altamente reattivo che si forma quando i livelli di glucosio nel sangue rimangono elevati troppo a lungo o troppo frequentemente.

Il problema non è solo la glicemia a digiuno – che può risultare normale – ma i picchi glicemici ripetuti dopo i pasti, che molti esami standard non rilevano.

L’albumina glicata è un altro marcatore che misura questo consumo ripetuto di zuccheri nelle settimane precedenti.

L’infiammazione da carboidrati è particolarmente rilevante per chi:

  • Fatica a perdere peso nonostante dieta ipocalorica
  • Soffre di stanchezza post-prandiale
  • Ha steatosi epatica (fegato grasso)
  • Presenta valori borderline di glicemia o insulinemia

Riassumendo in due righe: l’eccesso di zuccheri innesca processi di glicazione che danneggiano i tessuti dall’interno, creando infiammazione cronica anche quando la glicemia a digiuno risulta normale, perché il danno viene dai picchi ripetuti dopo i pasti.

3. Infiammazione da ripetitività alimentare

Quando consumiamo ripetutamente gli stessi alimenti o gruppi di alimenti, il sistema immunitario intestinale entra continuamente in contatto con le stesse proteine alimentari.

Inizialmente le riconosce come innocue, ma se l’esposizione è troppo frequente e prolungata, può sviluppare una risposta difensiva anomala.

Il corpo produce anticorpi IgG specifici per quegli alimenti e attiva citochine infiammatorie come il BAFF (B-Cell Activating Factor) e il PAF (Platelet Activating Factor).

BAFF e PAF: i messaggeri dell’infiammazione

Molti studi indicano questi due citochine come fattori importanti dell’infiammazione:

  • BAFF (B-Cell Activating Factor): questa proteina viene prodotta non solo dalle cellule immunitarie, ma anche dal tessuto adiposo.
    Livelli elevati di BAFF sono stati associati a malattie autoimmuni, disturbi infiammatori intestinali e manifestazioni dermatologiche.
  • PAF (Platelet Activating Factor): mediatore lipidico coinvolto in processi infiammatori e allergici, il PAF spiega molte reazioni avverse al cibo diverse dalle allergie IgE-mediate.

I principali disturbi legati all’infiammazione cronica da cibo:

  • Sistema nervoso e neuropsichico: cefalea, emicrania, affaticamento cronico, insonnia, ansia, difficoltà di concentrazione, alterazioni dell’umore.

  • Apparato digerente: gonfiore, digestione lenta, colon irritabile, stitichezza, diarrea, reflusso.

  • Vie respiratorie: riniti e sinusiti ricorrenti, asma, tosse persistente, congiuntiviti.

  • Cute e annessi: dermatiti, orticaria, eczema, acne, prurito, fragilità di unghie e capelli.

  • Metabolismo e sistema endocrino: obesità, insulino-resistenza, dislipidemie, difficoltà di controllo del peso.

  • Sistema cardiovascolare: infiammazione vascolare, ipertensione, edemi, flebiti.

  • Sistema muscolo-scheletrico: dolori articolari e muscolari, crampi, artrite.

  • Apparato genitourinario: cistiti, vaginiti, candidosi.

In questo video il Dr. Attilio Speciani ti spiega i sintomi più frequenti dell’infiammazione da cibo.

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Recaller Test: un approccio scientifico e personalizzato

Molti test cosiddetti delle “Intolleranze alimentari” valutano i mediatori delle allergie, in particolare le IgE, che però sono spesso poco indicativi e non necessariamente legati all’alimentazione.

Partendo invece dai valori tipicamente alterati dell’infiammazione alimentare di basso grado è stato sviluppato un test specifico, il Recaller Test, che misura la concentrazione di specifiche citochine infiammatorie come BAFF e PAF.

Il Recaller è un test di laboratorio che prevede un semplice prelievo di sangue capillare, che puoi fare in farmacia da noi, e consente di valutare la presenza di uno stato infiammatorio cronico a bassa intensità.

Il campione di sangue viene inviato con corriere espresso a un centro specializzato che lo analizza e prepara un referto firmato da un medico con indicazioni utili per migliorare la dieta quotidiana e agire sull’infiammazione.

Il piano alimentare non esclude rigidamente degli alimenti, ma riduce temporaneamente l’assunzione dei gruppi alimentari che risultano più coinvolti nella risposta infiammatoria.

Tutte le informazioni sul test le trovi qui: ➡️ Recaller Test

Un caso vero: storia di Paolo

Paolo è un uomo sportivo, grande appassionato di canottaggio che pratica con assiduità allenandosi regolarmente e ha raggiunto ottimi risultati amatoriali, ma ha la sensazione di poter dare di più senza però riuscirci.

Ci racconta che ha anche episodi di sfoghi e dermatite ed è per questo che decide di fare il test che lo trova effettivamente sensibile a molti gruppi di alimenti; con la stessa serietà con cui si allena Paolo comincia a seguire la dieta con costanza.

Molto presto si accorge che, come sperava, i problemi di pelle si sono ridotti ma intanto è successa una cosa davvero stupefacente, perché anche la sua prestazione atletica è sensibilmente migliorata.

La sua forza e resistenza è aumentata, la stanchezza post-allenamento è quasi sparita e soprattutto i suoi tempi sono scesi sensibilmente: l’infiammazione cronica che lui pensava gli causasse solo la dermatite in realtà riduceva anche la sua efficienza muscolare.

Infiammazione da cibo: un problema da affrontare

L’infiammazione cronica a bassa intensità legata all’alimentazione è oggi molto considerata per la sua possibile connessione con numerose condizioni di malessere che influenzano anche pesantemente la qualità della vita.

Un test come Recaller permette di capire come mettere ordine nella propria dieta con un obiettivo preciso: diminuire i fattori pro-infiammatori come Baff e Paf per ridurre la risposta anomala dell’organismo.

Il tutto inizia con un’analisi precisa dello stato di partenza e la preparazione di un percorso alimentare facile da seguire, intuitivo e senza esclusioni categoriche che non prevede l’uso di pasti sostitutivi ma solo una maggiore attenzione nella scelta e nella preparazione degli alimenti.

Domande frequenti (FAQ)

1. In cosa consiste il Recaller Test? È un test diagnostico che misura i livelli ematici delle citochine BAFF e PAF, associate all’infiammazione cronica da alimenti. Si esegue tramite prelievo capillare in farmacia e i risultati sono interpretati da un medico.

2. Il test è adatto solo a chi ha problemi intestinali? No, può essere utile anche in presenza di sintomi sistemici come stanchezza, problemi cutanei, cefalea, infezioni ricorrenti o dolori articolari, spesso non collegati immediatamente all’alimentazione.

3. Devo eliminare molti alimenti dalla dieta? No. Il piano alimentare non impone esclusioni drastiche, ma consiglia la rotazione e la modulazione di determinati gruppi alimentari per ridurre lo stato infiammatorio.

4. Il Recaller Test è utile anche in assenza di sintomi? Sì. Può fornire un’indicazione precoce di uno stato infiammatorio silente e aiutare nella prevenzione.

5. I risultati del test sono affidabili? Il test è stato sviluppato sulla base di numerose pubblicazioni scientifiche e utilizza biomarcatori specifici, convalidati in ambito immunologico e metabolico.

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Articolo rivisto il 30 aprile 2025 dal Dr. Gabriele Nobili


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