Infiammazione cronica: cos’è, sintomi e come prevenirla

Infiammazione di basso grado: un pericolo silenzioso

L’infiammazione è una risposta biologica fondamentale e importante che protegge l’organismo: in caso di infezioni, traumi o lesioni tissutali, il sistema immunitario si attiva per difenderlo e ripararlo, ma se questo meccanismo resta attivo in modo continuo, anche in assenza di una minaccia reale, diventa un pericolo per la salute.

Questa infiammazione cronica di basso grado è un pericolo silenzioso che non dà sintomi chiaramente riconoscibili e può persistere a lungo interferendo progressivamente con i processi fisiologici e metabolici dell’organismo.

Non provoca dolore acuto, non si manifesta con segni evidenti, ma è considerata oggi un importante fattore predisponente per molte patologie croniche: diabete, obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari, disturbi intestinali, neurodegenerativi e autoimmuni.

Approfondimento: infiammazione cronica e studi recenti

L’infiammazione cronica di basso grado è oggi riconosciuta come un fattore di rischio importante.
Una review pubblicata su Nature Reviews Immunology (2023) ha ribadito il ruolo chiave di questa condizione nello sviluppo delle cosiddette “malattie croniche non trasmissibili” come diabete di tipo 2, Alzheimer e malattie cardiovascolari.

Secondo una meta-analisi apparsa su The Lancet Diabetes & Endocrinology uno stato infiammatorio persistente anche in assenza di sintomi clinici sembra correlato a un rischio doppio di eventi cardiovascolari in soggetti apparentemente sani.

Si tratta quindi di un pericolo concreto e da non sottovalutare, che richiede da ognuno più attenzione alla prevenzione.

Perché si chiama infiammazione cronica di basso grado

Non parliamo qui d’infiammazione acuta, quella che si presenta con febbre, arrossamenti, dolore o gonfiore ma di un’infiammazione non evidente, persistente e sistemica, una micro-infiammazione continua, presente in diversi distretti dell’organismo, che mantiene sempre attivato e in allarme il sistema immunitario.

Col tempo questa situazione d’infiammazione silente può compromettere il normale funzionamento delle cellule, dei tessuti e degli organi, favorendo una condizione di alterazione cronica dell’equilibrio metabolico e immunitario.

A livello biologico, l’organismo produce continuamente sostanze infiammatorie — come citochine (IL-6, TNF-α), proteina C-reattiva (PCR), e molecole attive come il BAFF e il PAF — anche in assenza di una vera minaccia.

Si tratta di sostanze importantissime per coordinare la risposta difensiva e protettiva dell’organismo che in condizioni normali si attivano solo in caso di un infezione o un danno biologico acuto e una volta eliminato il pericolo si “spengono”.

Nell’infiammazione cronica invece si riattivano continuamente e mantengono il sistema immunitario in uno stato di allarme ininterrotto, favorendo nel tempo processi degenerativi, squilibri metabolici e un progressivo logoramento dei meccanismi di riparazione e difesa.

Da cosa dipende l’infiammazione cronica?

Le cause sono molteplici, ma quasi tutte riconducibili allo stile di vita poco equilibrato: alimentazione eccessiva e scorretta, sedentarietà, stress continuo, sonno insufficiente e inquinamento ambientale creano una predisposizione per l’attivazione continua del sistema immunitario.

Mangiare ogni giorno cibi troppo ricchi di zuccheri, grassi industriali e poveri di fibre o antiossidanti (detti anche “Cibi ultra processati”), ad esempio, è uno dei principali fattori che insieme ad alcol e fumo alimentano l’infiammazione cronica.

L’infiammazione non è un evento isolato, è il risultato di tanti piccoli squilibri quotidiani, cattive abitudini e stile di vita frenetico e poco sano:

  • Alimentazione non equilibrata: eccesso di zuccheri raffinati, grassi saturi, farine bianche, cibi ultraprocessati e carenza di fibre, antiossidanti e omega-3.

  • Disbiosi intestinale: alterazione del microbiota che può aumentare la permeabilità intestinale e attivare risposte infiammatorie sistemiche.

  • Sedentarietà: riduce la capacità antinfiammatoria dell’organismo.

  • Stress cronico: lo stress prolungato stimola il rilascio di cortisolo e citochine infiammatorie.

  • Sonno insufficiente o disturbato: peggiora la regolazione immunitaria e favorisce l’infiammazione.

  • Inquinamento ambientale: l’esposizione a polveri sottili, metalli pesanti e sostanze tossiche è associata a infiammazione sistemica.

  • Fumo e alcol: stimolano lo stress ossidativo e la produzione di molecole pro-infiammatorie.

  • Sovrappeso e obesità: il tessuto adiposo in eccesso è metabolicamente attivo e produce citochine infiammatorie (es. BAFF, TNF-α).

Abbiamo fatto un altro articolo che spiega quali sono gli alimenti che causano infiammazione: ➡️ Infiammazione cronica: i cibi da evitare e la dieta anti infiammatoria

Approfondimento: PCR, BAFF e PAF, le tre spie dell’infiammazione silenziosa

Abbiamo già accennato ad alcune sostanze pro-infiammatorie i cui livelli sono alterati nell’infiammazione cronica low grade: rivediamo brevemente alcune delle principali.

  • PCR (Proteina C-Reattiva): è uno degli indicatori più noti; valori elevati nel tempo sono associati a un aumento del rischio cardiovascolare e infiammatorio sistemico.
  • BAFF (B-cell Activating Factor): è una citochina coinvolta nella regolazione delle cellule B del sistema immunitario. Prodotta anche dal tessuto adiposo, è legata a infiammazione, obesità e patologie autoimmuni e livelli elevati sono un segnale di attivazione cronica del sistema immunitario.
  • PAF (Platelet Activating Factor): è un mediatore infiammatorio implicato nella risposta immunitaria e ha un ruolo nella permeabilità vascolare, nella risposta allergica e nella formazione di trombi. Elevati livelli di PAF sono stati osservati in condizioni di infiammazione sistemica e stress ossidativo.

Monitorare questi marcatori può essere utile per comprendere meglio il proprio stato infiammatorio, anche quando non ci sono sintomi evidenti.

Esiste anche un test, il Recaller, sviluppato per monitorare i marcatori dell’infiammazione e che propone anche una dieta per contrastarli ➡️ Recaller Test

Le conseguenze sull’organismo dell’infiammazione cronica di basso grado (low grade)

Quando l’infiammazione cronica persiste nel tempo le cellule immunitarie restano in uno stato di attivazione continua, generando citochine e mediatori infiammatori che alterano i normali segnali biologici tra organi e apparati.

Questo squilibrio interferisce con la regolazione metabolica, danneggia i tessuti e modifica l’attività di ormoni e neurotrasmettitori.

Il risultato è una predisposizione progressiva a disfunzioni e patologie che, pur colpendo organi diversi, condividono lo stesso meccanismo infiammatorio alla base:

  • Malattie cardiovascolari: l’infiammazione cronica ha conseguenze sulla formazione di placche aterosclerotiche e sull’aumento del rischio di infarto e ictus.

  • Insulino-resistenza e diabete di tipo 2: l’infiammazione interferisce sulla regolazione e l’equilibrio glicemico.

  • Obesità e accumulo viscerale: il tessuto adiposo infiammato diventa un generatore attivo di citochine che aggravano lo stato infiammatorio.

  • Disturbi intestinali: come colite, disbiosi e sindrome dell’intestino irritabile, spesso legati a una permeabilità aumentata della mucosa.

  • Malattie autoimmuni: l’attivazione continua del sistema immunitario può portare alla perdita di tolleranza e allo sviluppo di patologie come artrite reumatoide o tiroiditi.

  • Neuroinfiammazione: stati infiammatori cronici sono associati a declino cognitivo, ansia, depressione e, nel lungo periodo, a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

  • Invecchiamento precoce: l’infiammazione accelera i processi di senescenza cellulare, alterando la longevità e la funzionalità dei tessuti.

Approfondimento sul microbiota: l’intestino al centro dell’infiammazione

L’intestino è molto più di un organo digestivo: ospita un ecosistema complesso di microrganismi — il microbiota intestinale — che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema immunitario e metabolico.

Un microbiota sano è dominato da ceppi batterici con attività benefica, come Lactobacillus, Bifidobacterium e Faecalibacterium prausnitzii che producono anche un acido grasso fondamentale per la salute intestinale, il butirrato, che nutre le cellule dell’intestino, rafforza la barriera mucosa e ha un effetto diretto nel ridurre l’infiammazione sistemica.

Quando questo equilibrio si rompe (disbiosi), prevalgono invece batteri pro-infiammatori come Escherichia coli, Clostridium perfringens e Enterococcus faecalis che possono danneggiare la barriera intestinale, rendendola più permeabile.

Si parla della sindrome del leaky gut (letteralmente: intestino gocciolante), in cui la barriera intestinale diventa permeabile e “porosa” permettendo così il passaggio nel sangue di frammenti batterici, tossine e antigeni alimentari, che il sistema immunitario riconosce come minacce.

Questa disfunzione del microbiota e il conseguente danno intestinale alimentano l’infiammazione cronica low grade e riconfermano l’importanza di una dieta equilibrata, estremamente variata, ricca di fibre e vegetali per favorire la proliferazione dei batteri intestinali buoni, una strategia centrale nella prevenzione dell’infiammazione di basso grado.

Sintomi e segnali clinici confermati da studi recenti

Come abbiamo visto l’infiammazione cronica di basso grado non dà manifestazioni acute evidenti, ma può causare sintomi persistenti e sfumati.

Sono disturbi comuni, spesso attribuiti allo stress, all’età o a stili di vita “poco sani”, che però resistono nel tempo e che non riusciamo a spiegarci.

Riconoscerli è il primo passo per agire.

  • Stanchezza cronica, spossatezza e “fatigue” persistente: è uno dei sintomi più frequentemente associati all’infiammazione low grade e colpisce anche persone giovani e sane.​

  • Malessere digestivo: gonfiore, dispepsia, meteorismo, alternanza stipsi/diarrea: collegati alla permeabilità intestinale alterata, all’origine di sintomi gastrointestinali persistenti.​

  • Mal di testa ricorrenti: diversi studi riportano che neuroinfiammazione e citochine proinfiammatorie possono favorire la cefalea cronica e la sensazione di “cerchio alla testa”.​

  • Dolori muscolari/articolari diffusi: la persistenza di dolori a muscoli e articolazioni—anche senza patologia specifica—viene descritta come tipica risposta clinica a infiammazione sistemica di basso grado e a disfunzioni del metabolismo delle citochine.​

  • Disturbi del sonno (risvegli notturni, insonnia): la difficoltà ad addormentarsi e i disturbi del sonno fanno parte della sintomatologia da inflazione low grade.​

  • Segni dermatologici: acne, dermatiti, orticaria, rossori: numerosi studi sottolineano il ruolo dell’infiammazione cronica come possibile causa di manifestazioni cutanee.​

  • Difficoltà di concentrazione e memoria: la neuroinfiammazione sembra direttamente collegata a sintomi cognitivi come difficoltà di concentrazione, memoria “annebbiata”, depressione subclinica.​

  • Difficoltà del tono dell’umore, ansia o irritabilità: il processo infiammatorio cronico contribuisce ad alterazioni emotive come ansia, irritabilità, depressione sia direttamente (azione centrale delle citochine) che indirettamente (alterazioni metaboliche).​

  • Afte orali frequenti, infiammazione della mucosa: le infezioni ricorrenti a mucosa orale, come afte e herpes, sono documentate come manifestazioni di un sistema immunitario alterato da infiammazione cronica.​

  • Infezioni ricorrenti secondarie (herpes, candida, cistiti): stati infiammatori cronici aumentano la vulnerabilità a patogeni opportunisti, con aumento della frequenza di queste infezioni estremamente fastidiose.

  • Gonfiore generalizzato, ritenzione e aumento del peso corporeo: l’infiammazione cronica contribuisce ad alterare metabolismo, ritenzione idrica e adiposità; molti lavori correlano gonfiore generalizzato e aumento ponderale a una infiammazione di basso grado persistente.​

I segnali misurabili dell’infiammazione cronica

Anche se spesso invisibile, l’infiammazione cronica può essere rilevata anche attraverso specifici biomarcatori presenti nel sangue, di cui abbiamo già accennato nel box di approfondimento ovvero: Proteina C-reattiva (PCR), il BAFF (B-cell Activating Factor) e il PAF (Platelet Activating Factor).

Queste molecole sono indicatori dello stato infiammatorio generale, e i loro livelli alterati possono suggerire la presenza di una condizione infiammatoria cronica, anche in assenza di sintomi evidenti.

La PRC è un segnale generico di infiammazione utilizzato da anni, sensibile ma poco specifico sul tipo o la causa e quindi va interpretato valutando anche altri paramemetri.

Il BAFF è più selettivo e indica infiammazione legata al sistema immunitario, utile soprattutto per studiare condizioni autoimmuni e intestinali, mentre il PAF segnala attivazioni infiammatorie particolari e reazioni immunitarie, offrendo informazioni aggiuntive soprattutto se valutato insieme agli altri marker.

È sempre opportuno quindi farsi seguire da uno specialista che sia in grado di valutare i segnali nel loro complesso o sulla base di test specifici come Recaller Test, un esame che è possibile fare anche in farmacia e che fornisce un referto completo e uno schema dietetico su misura per agire sui processi infiammatori: trovi più informazioni QUI.

La soluzione è lavorare sullo stile di vita

Non esiste un intervento farmacologico risolutivo per spegnere l’infiammazione cronica, ma è possibile agire in modo efficace, ogni giorno, partendo dallo stile di vita e l’alimentazione ha un ruolo centrale.

Una dieta anti-infiammatoria è ricca di vegetali freschi, cereali integrali, legumi, pesce (soprattutto azzurro), olio extravergine d’oliva, semi oleosi e limita drasticamente gli zuccheri raffinati, i grassi trans e gli alimenti ultra-processati è essenziale.

Anche l’attività fisica costante, il sonno regolare e la gestione dello stress contribuiscono a riportare il sistema immunitario in equilibrio.

Si tratta quindi di modificare abitudini personali che si sono consolidate nel tempo ed è necessario quindi impegnarsi attivamente: capiamo che non sia un cambiamento semplice.

Tuttavia è l’unica strada dimostrata da numerosi studi, mentre l’uso di integratori, antiossidanti e probiotici può servire temporaneamente per contrastare disturbi più fastidiosi o per accelerare il recupero ma non può e non deve diventare un tentativo di compensare cattive abitudini che non si vogliono cambiare.

❓Domande frequenti sull’infiammazione cronica (FAQ)

✅ Come posso sapere se soffro di infiammazione cronica?
L’infiammazione cronica è concausa di una serie di disturbi che possono essere un primo segnale di allarme, può essere verificata controllando alcuni marcatori nel sangue come la PCR, il BAFF o il PAF tramite test specifici.

✅ L’infiammazione cronica si cura con i farmaci?
No: non essendo una malattia, ma uno stato fisiologico alterato, si contrasta soprattutto attraverso modifiche nello stile di vita e nella dieta.

✅ È possibile avere infiammazione anche se sono magro e mangio sano?
Sì. Lo stress, il sonno disturbato, l’inquinamento e altri fattori possono contribuire all’infiammazione anche in assenza di sovrappeso o dieta scorretta.

✅ Qual è la differenza tra infiammazione acuta e cronica?
Quella acuta è rapida e visibile (febbre, dolore, arrossamenti), quella cronica è subdola, spesso silente, e può durare mesi o anni senza sintomi acuti ma con una serie di malesseri continui e molto vari.

✅ Un intestino infiammato può influire su tutto il corpo?
Assolutamente sì. L’intestino è un organo chiave nella regolazione immunitaria e un microbiota alterato può amplificare l’infiammazione a livello sistemico. In particolare il danno intestinale da alterazione del microbiota, quasi sempre derivante da un’alimentazione poco corretta, è un fattore importante d’infiammazione cronica.

Bibliografia

Immunology of chronic low-grade inflammation: relationship with metabolic function

Chronic inflammation and the hallmarks of aging

C-reactive protein concentration and risk of coronary heart disease, stroke, and mortality: an individual participant meta-analysis

Role of B-Cell Activating Factor (BAFF) in Inflammatory Bowel Disease

B cell activating factor (BAFF) and platelet activating factor (PAF) could both be markers of non-IgE-mediated reactions

Human gut microbiota in health and disease: Unveiling the relationship

 

Articolo scritto il 15 ottobre 2025 dal Dr. Gabriele Nobili


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