Allergia stagionale a pollini e graminacee: sintomi, cause e consigli utili

Arriva puntuale ogni anno con sintomi caratteristici: naso che cola, occhi irritati, starnuti a raffica già al risveglio.

È la rinite allergica stagionale — o, se coinvolge anche gli occhi, una rinocongiuntivite allergica — ma il periodo dei sintomi non coincide sempre e solo con la primavera: molto dipende dal tipo di polline, dall’area geografica, dal clima e dal fatto che una persona sia sensibile a uno o più allergeni.

L’allergia ai pollini in Italia colpisce circa il 20-30% degli adulti e fino al 40% dei bambini, eppure nonostante sia così comune viene ancora spesso sottovalutata o curata male da moltissime persone.

Oggi però sappiamo molto sulle cause, su cosa la peggiora (tra cui anche l’inquinamento) e soprattutto su come gestirla bene per rendere meno pesanti i sintomi.

In questo articolo — il primo di una serie dedicata alle allergie stagionali — cominciamo a descrivere cos’è l’allergia, per capire come affrontarla e tenere sotto controllo i sintomi più fastidiosi.

Cos’è l’allergia primaverile e stagionale

La rinite allergica è un’infiammazione della mucosa nasale e oculare scatenata da allergeni, tra cui i pollini di alberi, graminacee e piante erbacee, che causano le forme stagionali, e acari della polvere, pelo di animali e muffe domestiche, responsabili delle allergie che non passano per lunghi periodi.

Questi allergeni sono normalmente innocui ma in alcune persone l’organismo li considera erroneamente una minaccia innescando una risposta immunitaria anomala che coinvolge le mucose respiratorie e oculari.

Quando un allergico inala granelli di polline a cui è sensibile, il sistema immunitario produce anticorpi specifici chiamati immunoglobuline E, o IgE, che si legano ai mastociti — cellule del sistema immunitario presenti nella mucosa nasale — sensibilizzandoli.

Quando il polline ritorna, anche nella stagione successiva, i mastociti lo riconoscono immediatamente tramite le IgE già presenti sulla loro superficie e reagiscono rilasciando grandi quantità di istamina, leucotrieni e altri mediatori chimici che innescano la reazione allergica: dilatazione dei vasi sanguigni, aumento della permeabilità vascolare, prurito, starnuti, lacrimazione.

La reazione si sviluppa in due fasi.

La prima — la fase immediata — avviene nel giro di pochi minuti dall’esposizione e produce i sintomi più acuti: starnuti, prurito, naso che cola.

La seconda — la fase tardiva — si manifesta 4-8 ore dopo e tende a produrre soprattutto congestione nasale, quella sensazione di naso chiuso e testa pesante che spesso persiste per ore o giorni.

Nella seconda fase il sistema immunitario si mobilita in maniera molto più profonda, con sintomi più estesi che continuano a lungo anche dopo la fine del contatto con l’allergene, ad esempio quando si rientra in casa dopo essere stati all’aperto respirando pollini dispersi.

I diversi tipi di polline allergizzanti

Il problema principale delle allergie stagionali è che ci sono molti tipi di polline che possono provocare reazioni e anche chi è inizialmente sensibile a un solo tipo col tempo può sviluppare allergie estese a varie piante.

Nel primo caso la reazione allergica tende a coincidere col periodo di fioritura della pianta, ma se si doventa allergici ad altri pollini può perdurare continuativamente per diversi mesi.

Ad esempio, una persona sensibile alle graminacee avrà il picco dei sintomi tra maggio e giugno, ma se diventa allergica anche alla betulla che fiorisce a primavera inizierà a stare male già in marzo-aprile, entrando quindi in un periodo di quattro mesi di sintomatologia quasi ininterrotta.

In Italia il panorama pollinico è tra i più ricchi e vari d’Europa, ed esistono decine di piante diverse che producono pollini con capacità allergenica molto variabile in stagioni diverse e distribuzione geografica differente.

Ecco le piante più coinvolte nell’allergia presenti in Lombardia e Italia:

Erbe da prato o graminacee: le più diffuse

Le graminacee comprendono speci come erba codolina (Phleum pratense), erba canina o gramigna, erba mazzolina, loglietto e segale, e sono tra le cause più comuni di allergia respiratoria in tutta Italia.

Il loro polline è piccolo, leggero, prodotto in quantità enormi e può viaggiare per chilometri.

La stagione delle graminacee si concentra principalmente in primavera-estate, con il picco tipicamente in maggio-giugno nel nord Italia, leggermente anticipato al centro-sud.

Alberi come betulla, olivo, cipresso, faggio e altri:

Prima ancora delle graminacee, in primavera arrivano i pollini degli alberi.

Nel nord Italia la più diffusa è la betulla (Betula), considerata uno degli allergeni più potenti del continente, al centro-sud l’olivo (Olea europaea) e il cipresso (Cupressus) sono cause importanti di pollinosi.

Una caratteristica peculiare di molti pollini arborei è la reattività crociata: le proteine allergeniche di piante diverse sono abbastanza simili da confondere il sistema immunitario. Ad esempio, chi è allergico alla betulla spesso reagisce anche a nocciolo, ontano e carpino — e può sviluppare sintomi più acuti quando mangia mele, ciliegie, carote o noci, la cosiddetta sindrome allergica orale.

Erbe infestanti: ambrosia e parietaria

L’ambrosia (Ambrosia artemisiifolia) è arrivata in Europa dall’America del Nord come pianta invasiva e si è diffusa rapidamente da noi partendo dall’area di Malpensa per poi diffondersi in provincia di Varese e in tutta la Lombardia.

Il suo polline è estremamente abbondante ed allergenico e può viaggiare per decine di chilometri.

La parietaria (Parietaria judaica) è invece un’erba infestante tipicamente mediterranea che cresce sui muri, nelle crepe, negli anfratti urbani, e ha una stagione lunghissima da marzo a ottobre.  

Questa varietà di piante con periodi di fioritura differenti causa sintomi molto variabili da persona a persona e con tempi e durata diversi, da poche settimane nei casi più semplici fino a periodi molto più lunghi quando sono coinvolti più pollini diversi.

Inoltre, cambiando zona o regione per un viaggio o per lavoro ci possono essere condizioni climatiche differenti per cui una pianta che nel Varesotto non si è ancora risvegliata lì è in piena fioritura.

Si può quindi partire da casa senza alcun sintomo e all’arrivo ritrovarsi di colpo in piena crisi allergica; questo è il motivo per cui un allergico dovrebbe sempre muoversi con i farmaci che usa abitualmente.

Non è solo stagionale: cosa è cambiato nella rinite allergica

Per decenni, i medici hanno classificato la rinite allergica in due categorie semplici: stagionale, in cui i sintomi arrivano solo a primavera o in alcuni periodi dell’anno e poi passano, e perenne con sintomi presenti tutto l’anno causati da acari della polvere, pelo di animale, muffa.

Le più recenti linee guida internazionali, come quelle del progetto ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma), hanno però proposto un modo diverso di leggere la malattia, meno legato alla stagione e più attento a quanto spesso compaiono i sintomi e a quanto incidono sulla vita quotidiana.

Si distingue quindi tra:

  • allergia intermittente, quando i sintomi compaiono per pochi giorni alla settimana o per periodi limitati, cioè sintomi presenti per meno di 4 giorni alla settimana, oppure per meno di 4 settimane consecutive.
  • allergia persistente, quando i disturbi sono presenti con maggiore continuità, cioè per più di 4 giorni alla settimana e per più di 4 settimane consecutive.

In entrambi i casi, i sintomi possono essere:

  • lievi, se non interferiscono in modo significativo con il sonno o con le attività quotidiane.
  • moderati o gravi, quando disturbano il riposo, il lavoro, la scuola o risultano semplicemente molto fastidiosi.

L’allergia intermittente è spesso legata a una pianta specifica, con i sintomi maggiori sovrapponibili al periodo di fioritura, e nonostante la durata ridotta può dare disturbi anche acuti non sempre gestibili con i comuni antistaminici di libera vendita.

L’allergia persistente invece può nascere dalla sensibilizzazione a più allergeni anche di origine diversa, ad esempio pollini differenti (polisensibilizzazione), ma anche da un singolo allergene che persiste nel tempo, come gli acari della polvere.

In questo caso lo stato infiammatorio è quasi continuativo, con periodi alterni di maggiore o minore intensità, e in genere richiede una terapia più estesa e strutturata in quanto incide in maniera più costante sulla vita dell’allergico.

Il punto importante, quindi, non è solo capire a cosa si è allergici, ma anche osservare come variano i sintomi nel tempo.

Valutare se l’allergia ha una durata limitata o più continua, ad esempio tenendo un diario dell’andamento dei sintomi in base al periodo e alle condizioni climatiche della giornata, può essere molto utile per raccogliere informazioni utili a gestirla meglio.

Inquinamento, cambiamento climatico e allergia: un legame sempre più stretto

Molti pazienti in questi ultimi anni hanno la sensazione che la loro allergia sia peggiorata, ed è infatti vero che le stagioni polliniche si stanno allungando, i pollini sono prodotti in quantità sempre maggiori e la loro capacità allergenica è aumentata.

Il meccanismo principale è l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica (CO₂) nell’atmosfera, che causa in molte piante una crescita più vigorosa e una produzione maggiore di polline; alcuni studi ad esempio hanno dimostrato che piante come l’ambrosia coltivate ad alte concentrazioni di CO₂ producono polline più allergenico e più abbondante.

Anche la stagionalità è cambiata, con temperature più alte in primavera che anticipano l’inizio della stagione pollinica ed estati più calde e secche che la prolungano.

Inoltre l’inquinamento atmosferico, in particolare le polveri sottili PM10 e PM2.5 e il biossido di azoto NO₂ interagiscono chimicamente con i granuli di polline, aumentandone il potere allergenico, mentre alcune particelle inquinanti come le polveri di scarico dei diesel possono addirittura legarsi fisicamente al polline, creando una massa più irritante.

Il risultato è che nelle aree urbane i sintomi sono più severi e coinvolgono un maggior numero di persone rispetto alle zone rurali.

Infine, i giovani tra i 18 e i 30 anni tendono a manifestare sintomi più severi rispetto agli adulti più anziani, anche quando l’esposizione al polline e i farmaci utilizzati sono simili. Le ragioni non sono ancora completamente chiarite, ma l’allergia nei giovani adulti va gestita con particolare attenzione.

Quanto dura davvero l’effetto del polline

Alcuni studi recenti hanno mostrato che l’impatto dei pollini sui sintomi può prolungarsi anche per molte ore, e in alcuni casi per più di due giorni, anche quando la concentrazione nell’aria si è già ridotta.

Il motivo è che la reazione allergica, una volta innescata, attiva una cascata infiammatoria che si autoalimenta per ore o addirittura giorni.

Lo studio EPOCHAL ha analizzato questo problema con precisione mai raggiunta prima, monitorando i livelli di polline ora per ora e confrontandoli con i sintomi riportati dai partecipanti.

I risultati sono sorprendenti: l’esposizione al polline continua ad influenzare i sintomi per fino a 60 ore dopo il primo contatto, cioè se giovedì mattina sei uscito durante un’alta concentrazione di polline potresti ancora sentirne gli effetti sabato pomeriggio.

Il motivo è che mediatori chimici rilasciati dai mastociti all’inizio della reazione allergica coinvolgono altre cellule della risposta immunitaria — eosinofili, linfociti T — che prolungano l’infiammazione locale indipendentemente dal contatto diretto con il polline.

Questo aiuta a spiegare una situazione molto comune, cioè lo stare ancora male anche quando si è già rientrati in casa, oppure avvertire sintomi persistenti in giornate che sembrano migliori rispetto a quelle precedenti, ad esempio perché piovose oppure senza vento.

Dal punto di vista pratico, questo significa una cosa importante: non conviene aspettare di stare molto male per iniziare a gestire l’allergia.

Una volta esplosa la reazione infatti è molto più complesso e richiede più tempo contrastare i sintomi.

Inoltre se si ripresenta con regolarità ogni anno può essere utile iniziare dei trattamenti preventivi prima del picco allergico.

Rinite allergica e asma: la malattia di tutte le vie aeree

Quando si parla di allergia ai pollini si tende a considerare solo la reazione di naso e occhi, ma in realtà ha un legame molto stretto con l’asma.

Le vie aeree superiori (naso, cavità nasali, seni paranasali, faringe) e inferiori (trachea, bronchi, polmoni) non sono compartimenti separati, condividono gli stessi meccanismi di difesa e rispondono alle stesse stimolazioni infiammatorie: anche quando la reazione parte dal naso si infiammano poi anche i bronchi e viceversa.

Per questo motivo la rinite allergica e l’asma sono spesso associate: chi soffre di asma presenta molto frequentemente anche sintomi nasali, e una rinite allergica trascurata può contribuire a peggiorare il controllo respiratorio perché mantiene attivo il processo infiammatorio che si estende verso le vie aeree inferiori.

Questo significa che bisogna prestare particolare attenzione a questi segnali soprattutto se compaiono durante la stagione allergica:

  • tosse persistente
  • fiato corto
  • respiro sibilante, che “fischia”
  • senso di costrizione toracica

Quando questi sintomi si associano alla rinite allergica, è importante un controllo più approfondito perché nella maggior parte dei casi una diagnosi tempestiva permette di gestire entrambe le condizioni in modo efficace.

Il punto è non trattarle come problemi separati, perché non lo sono.

Cosa puoi fare concretamente nella vita di tutti i giorni

Anche se non è possibile evitare del tutto i pollini, alcune abitudini quotidiane possono aiutare a ridurre l’esposizione e a rendere i sintomi più gestibili, soprattutto nei periodi di maggiore concentrazione.

Tra le strategie più utili ci sono:

  • controllare i bollettini pollinici locali, per capire quando la concentrazione è più alta.
  • evitare, quando possibile, le attività all’aperto nelle giornate molto ventose e secche.
  • fare una doccia e cambiare i vestiti dopo essere stati a lungo all’esterno, per allontanare i pollini depositati su pelle e tessuti
  • evitare di asciugare il bucato all’aperto nei periodi più critici, sempre per evitare la deposizione di polline.
  • usare gli occhiali da sole se gli occhi sono molto sensibili.
  • effettuare lavaggi nasali con soluzione salina, che possono aiutare a rimuovere meccanicamente parte degli allergeni dalla mucosa; ideale in questi casi l’uso della doccia nasale micronizzata che esegue un lavaggio più profondo.

Sono accorgimenti semplici, ma spesso molto utili, soprattutto se inseriti in una gestione più consapevole e non improvvisata dei periodi peggiori.

Quando è il caso di approfondire

Non sempre l’allergia ai pollini richiede un percorso specialistico, ma ci sono situazioni in cui  il fai da te può non bastare.

È utile consultare uno specialista se:

  • i sintomi si ripresentano ogni anno ma non sono mai stati valutati con precisione.
  • il disturbo dura per settimane o mesi.
  • i farmaci da banco sembrano non bastare o funzionano solo in parte.
  • oltre a naso e occhi compaiono anche sintomi respiratori più estesi.
  • l’allergia interferisce in modo evidente con il sonno, il lavoro o la qualità della vita.

In questi casi chiarire meglio il quadro generale, capire quali allergeni sono davvero coinvolti, valutare una gestione più mirata permette di gestire meglio la malattia.

Cosa devi ricordare se soffri di allergia

L’allergia ai pollini non è uguale per tutti e non è sempre limitata a poche settimane.

Oggi sappiamo che può durare più a lungo, cambiare intensità nel tempo, essere influenzata dal clima, dall’ambiente e dalla sensibilizzazione individuale e in alcuni casi avere un impatto molto più significativo di quanto si pensi.

Per questo motivo, il primo passo è riconoscere i sintomi, osservare quando compaiono, distinguere i periodi più critici e imparare a non sottovalutare i segnali di aggravamento che meritano maggiore attenzione e un eventuale consulto specialistico.

Anche un aggravamento progressivo, con una situazione che di anno in anno peggiora come intensità e durata dei sintomi, deve essere affrontato per evitare un’estensione alle basse vie respiratorie e la comparsa di forme asmatiche.

Infine, anche l’autocura con farmaci di libera vendita andrebbe periodicamente rivista con il medico o il farmacista, in modo da valutare se è ancora in grado di controllare bene i sintomi.

Nei prossimi approfondimenti entreremo più nel pratico, parlando di:

  • farmaci da banco per l’allergia stagionale
  • rimedi naturali e supporti fitoterapici
  • allergie crociate tra pollini e alimenti

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FAQ — Le domande più frequenti sull’allergia ai pollini

Quali sono i sintomi più comuni dell’allergia ai pollini?

I sintomi più frequenti sono starnuti ripetuti, naso che cola, naso chiuso, prurito al naso e agli occhi, lacrimazione e occhi irritati.

In alcune persone possono comparire anche tosse, stanchezza, difficoltà di concentrazione e sensazione di testa pesante.

Posso sviluppare l’allergia ai pollini da adulto, anche se da bambino non l’avevo?

Sì, l’allergia può svilupparsi a qualsiasi età e molti pazienti riferiscono la comparsa dei primi sintomi tra i 20 e i 40 anni.

L’esposizione cumulativa agli allergeni nel tempo, l’inquinamento, i cambiamenti ormonali e le infezioni respiratorie possono attivare una sensibilità allergica fino a quel momento latente.

Perché sto ancora male anche dopo essere rientrato in casa lontano dai pollini?

La reazione allergica, una volta innescata, attiva una cascata infiammatoria che si autoalimenta indipendentemente dal contatto diretto con l’allergene.

I mediatori chimici rilasciati inizialmente prolungano l’infiammazione locale per ore.

Ricerche recenti mostrano che l’effetto del polline sui sintomi può persistere fino a 60 ore dall’esposizione: un’uscita in una mattinata di picco pollinico può dare sintomi fino a due-tre giorni dopo.

❓ Devo aspettare i sintomi per iniziare a prendere i farmaci antiallergici?

No, e sarebbe meglio iniziare preventivamente l’uso dei farmaci abituali perché una volta attivata la risposta allergica è più difficile tenere sotto controllo la sinomatologia.

Perché i sintomi sembrano peggiori nelle città che in campagna?

L’inquinamento atmosferico aumenta il potere allergenico dei pollini e la combinazione di polline e particelle di smog è particolarmente irritante per le mucose.

Inoltre le polveri sottili PM10 e PM2.5 possono infiammare le vie respiratorie favorendo la risposta allergica.

L’aria di città può essere più allergizzante di quella di campagna anche a parità di polline nell’aria.

Perché l’allergia ai pollini può durare per mesi?

Una persona può essere allergica a più pollini diversi, con periodi di fioritura che si susseguono.

In questo caso i sintomi non durano poche settimane ma possono protrarsi per mesi. 

In alcuni casi poi si diventa sensibili ad allergeni sempre presenti, come gli acari presenti nella polvere domestica.


Articolo scritto l’11 aprile 2025 dal Dr. Gabriele Nobili

Bibliografia e fonti:

Pollen respiratory allergy: Is it really seasonal?

Ambient pollen exposure and pollen allergy symptom severity in the EPOCHAL study

Allergic Rhinitis and Its Impact on Asthma (ARIA)-EAACI Guidelines-2024-2025 Revision: Part I-Guidelines on Intranasal Treatments


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