Diabete tipo 2: fattori di rischio e valori della glicemia
A volte trascuriamo la nostra salute anche quando con un esame semplice e veloce si può fare una prevenzione efficace.
Sono davvero poche le persone che controllano la glicemia periodicamente e spesso anche chi ha dei fattori di rischio o valori già al limite non se ne preoccupa, nonostante il diabete di tipo 2 sia in costante aumento: tra malati già accertati e chi non sa di averlo si stima che riguardi quasi un Italiano su dieci.
Una malattia che, tra l’altro, non dà segnali di allarme evidenti e che quindi è molto subdola, perché arriva senza che tu te ne accorga.
Vediamo quindi cos’è il diabete, chi è più probabile possa esserne colpito e quali controlli fare per scoprirlo in tempo.
In questo articolo parleremo di:
Diabete tipo 1 e tipo 2
Esistono due tipi principali di diabete.
Il tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il pancreas smette di produrre insulina e colpisce di solito bambini e giovani: in questo caso la terapia insulinica è necessaria fin dall’inizio.
Il tipo 2 è molto più frequente e tipico dell’età adulta, ed è il tema di questo articolo.
Nel diabete di tipo due il nostro organismo non riesce più a tenere sotto controllo gli zuccheri che assumiamo con il cibo, e non intendiamo solo i dolci, ma in generale l’eccesso di calorie presenti in una dieta non bilanciata e troppo abbondante.
Il diabete tipo 2
Nel diabete tipo 2 l’insulina viene ancora prodotta dal nostro pancreas ma fa sempre più fatica a compiere il proprio lavoro e la glicemia resta più alta del normale; con gli anni, inoltre, il pancreas ne produce sempre meno.
Sebbene i meccanismi alla base della malattia non siano ancora del tutto chiari è certo che ci sono fattori predisponenti e peggiorativi, alcuni modificabili e altri no.
Tra i non modificabili ci sono:
- Familiarità: avere un genitore o un fratello con il diabete aumenta il rischio
- L’età: dopo i 45 anni si dovrebbero fare controlli periodici perché il pericolo aumenta gradualmente
Si tratta, evidentemente, di condizioni su cui non possiamo intervenire.
I fattori modificabili sono invece più numerosi e qui davvero il nostro stile di vita fa la differenza, perché comprendono:
- Sovrappeso, in particolare la presenza di grasso addominale
- Sedentarietà
- Alimentazione poco equilibrata
- Ipertensione e dislipidemia, ovvero colesterolo e trigliceridi alterati
- Fumo
- Nelle donne: diabete gravidico e sindrome dell’ovaio policistico
Vediamoli uno per uno.
Per sapere poi come intervenire per correggerli, leggi ➡️Prevenire il diabete di tipo 2: alimentazione, movimento e stile di vita.
Sovrappeso
Il fattore peso è uno dei più importanti, e tra l’altro influenza anche la pressione arteriosa, che tende ad aumentare.
Non parliamo solo di grandi obesi, ma anche di persone con un sovrappeso appena visibile ma in cui c’è un accumulo di grasso a livello addominale e viscerale.
Un girovita sopra gli 80 centimetri nelle donne e i 94 negli uomini, misurato con un metro a nastro da sarta, è già un segnale che non si deve trascurare: si può avere un peso quasi normale ma comunque troppo grasso sulla pancia.
Il grasso addominale e viscerale è una delle cause principali della resistenza insulinica, cioè un’azione via via meno efficace nel controllo fisiologico della glicemia, in un meccanismo che si autoalimenta con la glicemia che aumenta nel tempo e l’organismo che la gestisce sempre meno bene.
Sedentarietà
L’attività fisica ha due effetti sul metabolismo.
Prima di tutto il movimento consuma calorie e utilizza il glucosio nel sangue, riducendo quindi i valori glicemici.
In secondo luogo contribuisce al mantenimento di un peso corretto, prevenendo il sovrappeso.
C’è anche un terzo effetto sul sistema cardiocircolatorio, perché l’attività fisica ne migliora la funzionalità e diminuisce i valori pressori.
Il movimento ideale è quello aerobico abbastanza prolungato, ad esempio mezz’ora di camminata veloce o di nuoto al giorno, per almeno cinque giorni a settimana.
Alimentazione poco equilibrata
Nonostante si pensi che il diabete nasca solo da un eccessivo consumo di zuccheri, in realtà contano molto anche la qualità degli alimenti e l’eccesso di calorie.
L’alimentazione deve essere varia, ricca di vegetali e povera di grassi animali e carni, soprattutto rosse, mentre i quantitativi devono essere adatti al nostro stile di vita: una persona sedentaria dovrà mangiare meno per mantenere un peso corretto e una glicemia senza picchi troppo marcati.
In questi ultimi anni è emerso anche che il consumo frequente di cibi industriali ultraprocessati ricchi di calorie e grassi come dolci preconfezionati, bevande gassate, snack dolci o salati, piatti pronti da riscaldare è associato a un maggior rischio di diabete.
Questi alimenti sono spesso estremamente calorici, poveri di fibra, con un profilo nutrizionale troppo ricco di grassi e carboidrati e sono tra le cause dell’infiammazione di basso grado, correlata a un maggior rischio cardiovascolare e di altre malattie: ne abbiamo parlato qui ➡️Infiammazione da cibo: il pericolo nel piatto
Ipertensione e dislipidemia
Chi ha la pressione alta o il colesterolo e i trigliceridi alterati ha più probabilità di sviluppare il diabete.
Inoltre la presenza contemporanea di almeno tre alterazioni tra girovita aumentato, trigliceridi alti, colesterolo HDL basso, pressione alta e glicemia elevata si chiama sindrome metabolica, un serio fattore di rischio cardiovascolare che aumenta le probabilità d’infarto e ictus.
È quindi ancora più importante se soffri già d’ipertensione, colesterolo e trigliceridi alti controllare periodicamente la glicemia e contemporaneamente attuare quelle modifiche allo stile di vita su alimentazione e sedentarietà.
Ovviamente è anche indispensabile verificare l’efficacia nel tempo della terapia in atto, monitorando anche colesterolo, trigliceridi e pressione.
Fumo
Il fumo si associa di solito al rischio polmonare e cardiovascolare, ma in realtà aumenta anche il rischio di diabete di tipo 2: chi fuma ha un rischio più alto di circa il 40% rispetto a chi non fuma.
Il rischio dipende dalla quantità di sigarette giornaliere e scende quando si decide di non fumare più, anche se non subito: nei primi anni può esserci un aumento temporaneo se smettendo si prende peso e ci vogliono molti anni perché diminuisca.
Smettere di fumare rimane quindi indispensabile, ma è necessario anche tenere sotto controllo il peso e aumentare l’attività fisica per evitare il sovrappeso che spesso compare eliminando le sigarette.
In ogni caso il fumo, non solo nel diabete, è un rischio troppo alto da correre.
Donne e diabete
Nelle donne ci sono due fattori che aumentano il rischio di diabete di tipo 2.
Il primo è il diabete gravidico, cioè l’aumento della glicemia che compare durante la gravidanza e in genere scompare dopo il parto: anche se la glicemia torna normale, chi l’ha avuto ha un rischio più alto di sviluppare il diabete negli anni successivi.
Il secondo è la sindrome dell’ovaio policistico, un disturbo ormonale che spesso si accompagna a resistenza all’insulina e a un aumento di peso, soprattutto sulla pancia, e che quindi favorisce il diabete.
Anche qui tenere sotto controllo il peso, muoversi e mangiare in modo equilibrato sono la prevenzione di base.
Controllo della glicemia e prevenzione
Si è già detto che la prevenzione consiste nella diminuzione dei fattori di rischio modificabili, e cioè: sovrappeso, sedentarietà, alimentazione scorretta, fumo, ipertensione e dislipidemia.
Tuttavia è anche indispensabile controllare periodicamente la glicemia, per cogliere un’eventuale tendenza al rialzo che va subito arginata.
La misurazione della glicemia fatta a digiuno, ad esempio al risveglio del mattino, indica il nostro valore basale, che deve essere inferiore a 100 mg/dl.
Valori tra 100 e 125 mg/dl possono essere un segno di prediabete, in cui la glicemia è più alta del normale ma non si parla ancora di diabete.
Da 126 in su è necessario andare dal medico che prescriverà ulteriori esami, perché la diagnosi si fa con il prelievo di laboratorio e non con un singolo valore.
Che danni provoca la glicemia alta?
Quando la glicemia resta elevata molto a lungo si ha un danno progressivo e spesso non recuperabile a diverse parti dell’organismo: cuore e arterie, occhi, reni e nervi, e in più il piede diabetico che è una complicazione frequente e pericolosa.
Si può avere anche un peggioramento dei problemi metabolici, con trigliceridi e colesterolo alti e fegato grasso (steatosi epatica).
Come abbiamo già detto però questi danni, almeno all’inizio, non danno segnali di allarme che possono avvertirci e inoltre si aggravano a vicenda, perché la glicemia alta agisce nello stesso tempo su più parti dell’organismo.
Ad esempio un rene danneggiato fa salire la pressione e aumenta il rischio cardiovascolare, e la perdita di sensibilità dei piedi insieme alla cattiva circolazione favorisce il piede diabetico.
Se vuoi ulteriori informazioni su questi aspetti leggi ➡️Complicanze del diabete, sintomi e controlli.
Qui però ti ricordiamo che hai un’arma potente che puoi sfruttare per non farti prendere di sorpresa: il controllo della glicemia.
Il controllo in farmacia
Da noi puoi fare un test della glicemia con un apparecchio semplice e preciso, con cui puoi sapere in pochi secondi se hai una glicemia alterata.
Il test non è ovviamente una diagnosi di diabete, che va fatta dopo ulteriori controlli prescritti dal medico, ma è un dato utile per capire se hai già una glicemia sopra i limiti.
Inoltre possiamo darti altre utili informazioni sul diabete, i fattori di rischio e le complicanze.
Ti aspettiamo quindi per parlare insieme di come rimanere in buona salute.
Faq: domande frequenti sul diabete
❓Si può avere il diabete senza avere sintomi?
Sì, nel diabete tipo 2 la glicemia può essere alta per anni senza dare disturbi, e tuttavia si ha un danno progressivo dell’organismo che spesso non è reversibile.
❓Ogni quanto devo controllare la glicemia?
Dopo i 45 anni, o prima se hai fattori di rischio come familiarità, sovrappeso o pressione alta, va controllata regolarmente: in genere ogni tre anni se il valore è normale, e ogni anno se è tra 100 e 125 o se hai più fattori di rischio.
❓Se ho 110 di glicemia a digiuno ho il diabete?
No, ma è un valore già elevato da prediabete.
Tuttavia una sola misurazione non è una diagnosi e devi parlare con il medico per valutare se è opportuno fare ulteriori accertamenti.
❓Si può intervenire su una glicemia alterata?
In molti casi sì: perdere un po’ di peso, fare più movimento e correggere l’alimentazione può riportare la glicemia nella norma, soprattutto se l’iperglicemia è iniziata di recente.
Ne parliamo in dettaglio in: ➡️Prevenire il diabete di tipo 2: alimentazione, movimento e stile di vita.
❓Cos’è la sindrome metabolica?
È la presenza contemporanea di almeno tre delle seguenti alterazioni: girovita eccessivo, trigliceridi alti, colesterolo HDL basso, pressione alta e glicemia a digiuno elevata.
È un importante fattore di rischio cardiovascolare, su cui bisogna intervenire al più presto.
Bibliografia e altre info qui:
Istituto Superiore di Sanità, Diabete: aspetti epidemiologici in Italia, EpiCentro ISS, dati 2017-2020. https://www.epicentro.iss.it/diabete/epidemiologia-italia
Ministero della Salute, Relazione al Parlamento sullo stato delle conoscenze in tema di diabete mellito (Doc. LXIII n. 2), Camera dei deputati, 2024. https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/063/002/INTERO.pdf
Associazione Medici Diabetologi, Società Italiana di Diabetologia, Standard italiani per la cura del diabete mellito, AMD-SID, 2018. https://aemmedi.it/wp-content/uploads/2009/06/AMD-Standard-unico1.pdf
Articolo scritto il 31 ottobre 2018 dal Dr. Gabriele Nobili, aggiornato il 13 dicembre 2018, totalmente riscritto il 14 ottobre 2026 dal Dr. Gabriele Nobili.
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