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Mascherine antivirus: quale usare? - Farmacia Nobili
Mascherine antivirus: quale usare?

Sulle mascherine antivirus fin dall’inizio c’è stata poca chiarezza: inutili, utili in particolari situazioni, indispensabili, ci hanno detto di tutto.

Ormai però è certo che dovremo usarle spesso e per ancora molto tempo; anzi, anche quando il Coronavirus sarà passato in molti casi serviranno ancora.

Ad esempio, poiché l’emergenza di questi mesi ha insegnato che sono utili per limitare il contagio, potranno essere usate per proteggersi anche dalla comune influenza di stagione.

Molti però non hanno ben chiare le differenze tra i vari tipi, col risultato o di sprecare le efficientissime FFP2 per andare a fare la spesa o all’opposto di fare una visita in ospedale con la sciarpa davanti alla bocca.

Questo articolo è piuttosto lungo, ma cerca di darti tutte le risposte più importanti; ci sono anche dei link ad articoli scientifici, tutti in inglese e molto tecnici, che ci sono stati utili per capirne di più.

Leggi anche: Coronavirus Faq: quello che devi sapere

Mascherine: perché usarle

La domanda sembra ovvia ma non lo è.

Nelle malattie infettive, virali o batteriche che siano, il malato può contagiare in diversi modi.

Nelle forme respiratorie un colpo di tosse o uno starnuto diffonde una nube di goccioline infette che possono trasmettere la malattia.

Queste goccioline (detta anche “droplets”) possono contagiare direttamente per via aerea, cioé perché si viene investiti direttamente dallo starnuto e vengono respirate, o indiretta se finiscono su un oggetto che poi viene toccato con le mani; basta toccarsi poi occhi, naso o bocca con le dita infettate ed è possibile autoinfettarsi.

Un altro modo, in pratica presente solo in ambito ospedaliero, si ha quando si usano macchinari per la respirazione (ad esempio nelle terapie intensive) che, anche senza tosse o starnuti, possono diffondere nell’ambiente queste goccioline sotto forma di una nebbiolina che rimane sospesa per un po’.

L’uso delle mascherine antivirus ha quindi una sua ragione in quanto:

  • Ci proteggono dalle goccioline disperse dagli altri
  • Evitano al malato, che può anche non avere sintomi e quindi non sapere di esserlo, di diffondere queste “droplets” nell’ambiente e sugli oggetti

Un punto che nessuno ha spiegato, e che invece è molto importante per la prevenzione, è che non tutte le goccioline sono uguali e si comportano allo stesso modo.

Più informazioni su come si diffonde su: Coronavirus FAQ

Droplets: tanti tipi di goccioline

Le goccioline sono pericolose se respirate o se infettano le mani con cui ci tocchiamo poi naso, occhi o bocca; non passano attraverso la pelle o se vengono inghiottite (ad esempio perché finite su un alimento).

Un colpo di tosse o uno starnuto quando non bloccati con la mano, un fazzoletto o la piega del gomito, diffondono nell’ambiente una nuvola di particelle di diverse dimensioni.

Di queste le più grandi sono dei veri e propri proiettili e contengono una grande quantità di secrezioni infette; per fortuna, a causa delle dimensioni e del peso o cadono a terra abbastanza rapidamente o se anche ci colpiscono vengono fermate da qualsiasi tipo di mascherina o anche, banalmente, da una sciarpa abbastanza fitta.

Più insidiose quelle più piccole, che secondo alcuni studi possono rimanere sospese a lungo in aria e formare delle nuvole infette; tuttavia all’aperto gli spostamenti d’aria verosimilmente le disperdono rapidamente.

Altro discorso sono gli ambienti chiusi, come ad esempio un negozio o un ufficio in cui, specie se affollati, le goccioline più piccole possono rimanere sospese più a lungo; ovviamente è probabile che solo una minima parte dei presenti sia infetta e quindi non tutte queste goccioline sono pericolose.

Infine in una stanza di un malato può avere una quantità notevole di queste piccole particelle sospese, ovviamente tutte decisamente rischiose.

A questo punto è chiaro che non esiste una mascherina buona per tutte le occasioni: a seconda della situazione ce ne sarà una più adatta di altre.

Mascherine e coprivolto non sono uguali

Prima di tutto va detto che con l’emergenza Covid-19 c’è stata una improvvisa necessità di mascherine antivirus che ha mandato in crisi le forniture.

In questa emergenza alcune aziende che producevano tutt’altro (spesso maglieria) hanno riconvertito e ora fabbricano mascherine che per chiarezza d’ora in poi chiameremo “coprivolto”.

Mentre le mascherine antivirus vere e proprie devono avere delle caratteristiche ben definite, sono state sottoposte a studi e verifiche negli anni e hanno una certificazione che ne attesta la conformità, per i coprivolto il discorso è diverso.

Essendo dei prodotti “di emergenza” non ci sono degli standard di produzione codificati, non sono stati fatti studi, non ci sono certificazioni.

Tuttavia questo non vuol dire che siano prodotti inutili o scadenti: non solo molti produttori hanno usato materiali di ottima qualità, ma almeno uno studio di qualche anno fa (benché non riferito specificamente ai coprivolto che allora non c’erano) ha dimostrato che protezioni in tessuto hanno una buona efficacia.

Tre tipi di mascherina

Le caratteristiche di cui tenere conto a seconda della situazione sono:

  • La capacità di filtrare tenendo conto di dove si userà
  • L’adattabilità al viso, cioé che aderisca senza lasciare troppi spazi liberi da cui potrebbe passare qualcosa
  • Il comfort, cioé che si riesca a sopportare anche a lungo
  • Il costo in rapporto all’uso che se ne fa

Mascherine lavabili “coprivolto”

Prodotte artigianalmente, sono in genere fatte da diversi strati di tessuto con quello esterno spesso spalmato con resine idrorepellenti.

Hanno il vantaggio di essere lavabili e riutilizzabili (a seconda dei tipi da cinque a dieci volte) e in genere si adattano abbastanza bene al viso.

Visti i materiali impiegati hanno verosimilmente una buona capacità protettiva, sebbene non ci sia uno standard di produzione che ne certifichi le caratteristiche.

In breve le mascherine lavabili coprivolto:

  • Hanno teoricamente un buon potere filtrante per un uso non professionale
  • Sono confortevoli e si adattano bene al viso (queste caratteristiche possono variare da un prodotto all’altro)
  • Sono riutilizzabili ed economicamente vantaggiose
  • Non sono certificate e quindi non adatti per un uso medico

I coprivolto quindi sono una valida ed economica soluzione per le attività quotidiane come le uscite di casa per fare la spesa o altre commissioni.

Sono certamente non adatti per ambienti ad alto rischio di contagio come gli ospedali o se si assiste una persona anziana o inferma.

Mascherine chirurgiche tre veli

Sono un rettangolo di materiale simile a un tessuto, in genere ripiegato tre volte, con due elastici per fissarlo dietro le orecchie; è monouso.

Nonostante sembrino poco tecnologiche, in realtà sono fatte con materiali certificati che hanno caratteristiche filtranti ben definite e codificate; sono composte da tre o quattro strati tra cui almeno uno ad alto potere filtrante.

Le mascherine chirurgiche sono comunemente utilizzate da medici e infermieri in ospedale in situazioni normali (quindi non ad alto rischio contagio come il Covid-19).

Pur adattandosi abbastanza bene al viso in genere non aderiscono perfettamente e lasciano spazi tra pelle e tessuto; proteggono comunque molto bene dalle goccioline più grandi.

Arrestano efficacemente anche le gocce più piccole che però in situazioni estreme dove c’è un alta concentrazione di virus (ad esempio reparti di infettivologia) potrebbero passare tra gli spazi tra mascherina e pelle.

Mascherine antivirus chirurgiche in breve:

  • Ottimo potere filtrante certificato, adatto anche ad alcune situazioni con rischio medio-alto.
  • Confortevoli, si adattano bene al viso, anche se possono formarsi delle fessure nei punti di contatto.
  • Sono monouso e quindi dovendole sostituire spesso possono essere più costose nel tempo di un coprivolto.

Le mascherine chirurgiche sono una soluzione professionale e certificata che dà un’ottima protezione.

Sono validissime sia per la vita di tutti i giorni (commissioni, uscite di casa) che per un uso più tecnico in ambienti non troppo rischiosi; probabilmente quindi non ideali se si devono gestire malati di coronavirus ma adeguate per l’uso con pazienti non a rischio.

Molto interessante (purtroppo solo in inglese) la lettura di questo articolo che compara l’efficacia delle mascherine chirurgiche alle FFP3 e questo altro articolo che confronta l’efficacia in ambiente medico delle mascherine chirurgiche e delle N95/FFP2.

In questi due studi le mascherine chirurgiche tre veli si dimostrano estremamente efficaci anche in situazioni difficili, tanto da essere quasi paragonabili alle FFP2.

Mascherine FFP2 e FFP3

Considerate il massimo come protezione tra le mascherine antivirus usa e getta, va detto subito che sono adatte principalmente per chi lavora in ambienti a rischio Covid o assiste anziani e malati fragili.

Hanno un elevato potere filtrante certificato da test e standard internazionali di produzione e rispetto alla chirurgiche a tre veli hanno una forma che le fa aderire perfettamente al viso.

Mascherine FFP2 e FFP3 in breve:

  • Elevato potere filtrante
  • Ottima aderenza al viso senza spazi aperti
  • Monouso, in questo momento a volte difficilmente reperibili e di costo elevato

Le mascherine FFP2 (identificate anche da una o due lettere + 95 , ad esempio KN95) hanno prestazioni leggermente inferiori alle FFP3 ma decisamente adeguate in tutte le situazioni.

Esistono anche le FFP1 che hanno però caratteristiche molto più scarse e non vanno prese in considerazione.

La serie FFP può anche avere una valvola (impropriamente chiamata “filtro”) che rende la respirazione più confortevole e facilita l’eliminazione dell’umidità che si forma col respiro e può inumidire la mascherina diminuendone l’efficacia dopo molte ore di utilizzo.

La valvola quindi non migliora la protezione dal virus, che è assolutamente identica con o senza questo dispositivo; la valvola però facendo fuoriuscire l’aria espirata non protegge gli altri nel caso in cui chi l’indossa sia malato.

In conclusione quindi è meglio scegliere quelle senza valvola che tra l’altro costano spesso meno.

Le mascherine FFP2 e FFP3 sono certamente inutili per la vita di tutti i giorni (fare la spesa, brevi uscite), non sono più efficaci di quelle a tre veli nella maggioranza dei casi e hanno costi elevati.

L’uso è necessario principalmente a chi lavora in ospedale o a stretto contatto con i malati, che spesso deve utilizzarle con altri dispositivi di protezione personale (tuta, occhiali protettivi, più strati di guanti).

I modelli con valvola sono riservati esclusivamente al personale medico e infermieristico, poiché non danno alcun vantaggio in situazioni non ospedaliere.

Durata delle mascherine

Precisiamo prima di tutto che una mascherina, anche usata una volta sola, andrebbe o cambiata o lavata in quanto può essersi infettata.

Ovviamente, anche se sospettiamo che qualcuno l’abbia fatto, per lo stesso motivo non va assolutamente usata la stessa mascherina da più persone.

La protezione delle mascherine cala nel tempo: se s’inumidiscono perdono l’efficacia filtrante, come anche se sono eccessivamente deformate o gli elastici hanno ceduto e quindi non aderiscono più bene al viso.

Visti i costi, posono essere sterilizzate e riutilizzate?

Per le mascherine lavabili-coprivolto ogni produttore indica la durata e il numero massimo di lavaggi e quindi quante volte possono essere riutilizzate.

Per quelle monouso, cioè le mascherine chirurgiche e FFP2 e FFP3 nelle strutture mediche ci sono apparecchiature speciali per la disinfezione, ma a casa il discorso cambia.

Non c’è una procedura su cui tutti sono d’accordo, anche se secondo molti si può fare con l’alcool, in questo periodo non facile da trovare.

Si tratterebbe di usare uno spruzzatore, tipo quello degli sgrassatori, in modo che l’alcool ricopra bene la mascherina senza bagnarla troppo, facendola poi asciugare parecchie ore.

Alcuni studi sconsigliano questo metodo perché potrebbe alterare la mascherina, ma per un uson non medico è forse quello che unisce meglio semplicità e una certa efficacia.

Un secondo sistema consiste nel mettere la mascherina usata in un sacchetto di carta e “dimenticarla”; poiché il virus non sopravvive a lungo se non può infettare si ritiene che dopo cinque giorni possa essere riutilizzata.

In questo sito medico si consiglia di avere cinque mascherine ciascuna in un sacchetto numerato da 1 a 5; cominciando il primo giorno con la 1, si passerà nei giorni successivi alle altre in modo da riutilizzare la 1 dopo almeno 5 giorni.

Sottolineiamo che nessun produttore di mascherine dà indicazioni sulla sterilizzazione e sempre specifica che sono monouso: comunque questi metodi casalinghi per il riutilizzo non sono stati adeguatamente studiati.

Tuttavia, come al solito, tutto dipende dall’uso: se serve per uscire a fare la spesa, cioè in situazioni a basso rischio, uno di questi due metodi può probabilmente essere accettabile.

Usare bene la mascherina: pochi lo fanno

Un occhio un po’ esperto nota che più della metà delle persone indossano male le mascherine antivirus ottenendo un doppio risultato negativo: non sono protette e la sprecano.

In breve:

  • La mascherina va messa dopo aver lavato bene o disinfettato le mani
  • Va indossata coprendo bene bocca e naso: spessissimo il naso è lasciato fuori, specie se si hanno gli occhiali che tendono ad appannarsi, ma ciò la rende inefficace
  • Una volta indossata non va spostata, toccata o tolta se non quando si torna a casa
  • Se proprio va spostata o tolta per una necessità bisogna toccarla dopo avere disinfettato le mani

Facciamo notare il legame tra mascherina e mani; poiché le mani possono infettarla vanno sempre lavate o disinfettate quando la si tocca.

La mascherina da sola non basta

L’ultimo punto è il più importante: c’è una richiesta continua di mascherine perché quasi tutti pensano basti quella per stare al sicuro.

In realtà un fattore di contagio ugualmente pericoloso sono le mani, con cui si possono infettare oggetti o, al contrario, infettare sè stessi se contaminate.

Non vediamo però abbastanza persone usare fuori casa il gel disinfettante, che andrebbe impiegato molto spesso.

Chi poi usa i guanti non li disinfetta mai, senza pensare che non respingono il virus che anzi sulla loro superficie rimane a lungo.

Senza il gel mani, o comunque un’attenzione continua ad averle disinfettate, il rischio sale moltissimo anche con la mascherina più efficace.

L’abbinata mascherina-gel disinfettante è quindi obbligatoria per essere certi di essere ben difesi contro il virus.

Scritto il 19 aprile 2020 – Autore: Dr. Gabriele Nobili

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